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| Lavoro, Fisco e
Immigrazione. Questi i tre grandi temi al centro dello sciopero generale
indetto dalla CGIL per venerdì 12 marzo. Una mobilitazione che prevede
l’astensione dal lavoro per quattro ore con manifestazioni in tutte le
piazze d’Italia. E’ stato il Segretario Generale della CGIL, Guglielmo
Epifani, a fare sintesi della piattaforma predisposta per lo sciopero e
delle modalità con cui si svolgerà quest’ultimo. “Si tratta di uno
sciopero che ha un connotato sindacale”, ha spiegato nel chiedere
risposte subito anche perché “non ci fermeremo con il 12, ma
continueremo perché sono temi che richiedono una mobilitazione che va
oltre”, ha aggiunto.
Quanto al merito della mobilitazione, sul tema lavoro la CGIL sollecita
il governo ad operare un cambio di passo deciso nella gestione della
crisi - che deve ancora riversare sull’occupazione i suoi effetti più
duri - in difesa del lavoro, per la risoluzione delle vertenze, per
un’idea strategica di politica industriale, mentre però in Parlamento,
in un momento di estrema difficoltà per i lavoratori, si varano
provvedimenti che attaccano i diritti dei lavoratori e le tutele
garantite dallo Statuto. Sul fisco la CGIL ha avviato una campagna di
comunicazione e promosso una vertenza all’insegna di un ‘Fisco
Giusto’. La Confederazione, in estrema sintesi, sottolinea la
necessità di ridurre la pressione fiscale sul lavoro dipendente e sui
pensionati con un bonus di circa 500 euro da erogare entro la primavera e
poi strutturalmente con 100 euro medi mensili di riduzione del prelievo
fiscale per i prossimi 3 anni, insieme alla riduzione della prima
aliquota IRPEF dal 23% al 20%. Infine, sui temi dell’immigrazione, la
CGIL chiede politiche di accoglienza e di lotta alle nuove schiavitù,
con la sospensione delle legge Bossi-Fini per i migranti in cerca di
occupazione e con l’abolizione del reato di clandestinità.
"Un richiamo forte al governo sulle condizione dei lavoratori; alla
maggioranza, per la responsabilità che ha, ma anche all'insieme del
mondo politico per una risposta vera ai bisogni dei lavoratori e dei
pensionati”, così Epifani sintetizza l’obiettivo dello sciopero del 12.
Sui singoli punti, il leader della CGIL ha rilevato come: “Il 2010 sarà
da un punto di vista occupazionale anche più pesante del 2009 e del
2008; Cassa integrazione e disoccupazione stanno crescendo in maniera
molto forte ed i segnali per un anno ancora più negativi ci sono tutti”.
Nel ribadire come, di fronte ad un quadro difficile come questo, il
governo “non abbia nessuna idea di quale politica industriale
perseguire”, come dimostrano i 150 tavoli di crisi aperti nei quali, da
Merloni ad Alcoa, “si paga esattamente questa mancata scelta”.
Crisi che si acuisce nel Mezzogiorno: “Il piano promesso - ha detto il
Segretario Generale - non è mai stato né presentato né discusso ed il
Sud continua pagare il prezzo più alto nella crisi”. E poi la partita
fisco: “I redditi da lavoro sono quelli che più hanno pagato le tasse in
questo momento di crisi. E non è un fenomeno passeggero ma riguarda
l'intera strutturale del nostro prelievo fiscale”, ribadisce ancora
Epifani puntando il dito contro una scelta “di non senso e
antieconomica” perché tartassa un bene, come il lavoro, appunto, ormai
“merce rara”. Serve dunque una riforma fiscale per sgravare, subito,
lavoratori dipendenti e pensionati ai quali restituire anche quei 500
euro di fiscal drag pagati in maniera 'inconsapevole'. Anche le critiche
all'arbitrato e la difesa dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori
entrano di diritto nelle ragioni dello sciopero. “L'arbitrato non è una
libertà in più ma una libertà in meno perché ad oggi le due opzioni
sono già possibili, non sono impedite. Dire invece che si deve scegliere
è un diritto in meno che si toglie al lavoratore”. La norma che
inserisce l'arbitrato per i conflitti di lavoro, infatti, ha concluso
Epifani, “configura un indebolimento delle garanzie sul lavoro e può
diventare una forma di pressione indebita al momento dell'assunzione”. |
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